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Com'è la libertà di informazione in Italia?


Il primo tema che intendo affrontare in questo blog riguarda la la libertà di informazione. Il motivo di tale scelta proviene dalle ultime rivelazioni de "Il Fatto Quotidiano", che trattano delle intercettazioni fra il nostro "caro" Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Augusto Minzolini (direttore del TG1) e il commissario dell'Agcom (l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che tutela i consumatori nel settore delle telecomunicazioni, vedi link) Giancarlo Innocenzi. Queste riguardano le presunte pressioni che Berlusconi esercita nei confronti di Innocenzi per far chiudere «Annozero [condotto da Michele Santoro] e altri pollai» dai palinsesti Rai. Pressioni che vengono esercitate anche nei confronti di Minzolini per le vicende di David Mills e Gaspare Spatuzza, ampiamente trattate da Santoro. Per la cronaca, Mills è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza a favore di Berlusconi (nel processo All Iberian) e successivamente prescritto in Cassazione per decorrenza dei termini previsti. Il secondo è un pentito di mafia che ha deposto dichiarazioni in merito ai rapporti fra mafia e la nascita del partito Forza Italia [nel 1993]. A riguardo il TG1 dichiara, infatti, che Mills è stato assolto (e non prescritto) e Spatuzza "dice balle".

Ecco i link degli articoli, pubblicati oggi sul blog "Antefatto":
Il commissario-garante che disse: "Il Capo vuole una spallata"
Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero"

Chiusa questa lunga parentesi iniziale, comincio a trattare la questione principale:
 
Com'è la libertà di informazione in Italia?

La Costituzione, all'articolo 21, dice espressamente:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure [...]"

Quindi la Costituzione tutela ampiamente la libertà di espressione e dice che la stampa non può essere autorizzata (quindi non può esistere un soggetto sovraordinato che ne dia autorizzazione all'esercizio) o censurata.

In generale, si può dire che la verità dei fatti è sottoposta a "filtri" (l'individuo che assiste ad un qualsiasi evento elabora nella propria mente ciò che è accaduto o, se non ne ha assistito, può arrivare a delle conclusione attraverso prove certe. Egli può raccontare questi eventi ad altre persone attraverso le parole).
Proprio perchè la stampa racconta gli avvenimenti più importanti ad un pubblico diffuso, che ha il diritto ad esserne a conoscenza e può venirne a conoscenza solo attraverso la stampa, si perviene che questi siano esposti in maniera veritiera e corretta e diffusi attraverso i canali propri dell'informazione. L'informazione "filtrata" dalla stampa, consente al pubblico di formarsi un'opinione sui fatti.
Si può concludere, quindi, che la stampa ha un enorme potere nei confronti del pubblico e, poichè ha questo potere, deve essere libera di poter svolgere la propria attività.

La libertà di informazione è uno dei capisaldi della democrazia, e consente agli individui di poter formare i pensieri e le opinioni in maniera libera e corretta.
Qualora mancassero solo alcuni dei presupposti precedentemente trattati, l'intero sistema democratico sarebbe gravemente compromesso. Questa libertà, allora, deve essere tutelata sotto ogni forma.

Poste queste premesse e se le esternazione de Il Fatto sono veritiere, posso affermare che in Italia stiamo assistendo ad una grave forma di trattamento delle informazioni, soprattutto in chiave politica
In Italia, esiste una moltitudine di testate giornalistiche. Alcune sono politicizzate (ogni espressione politica ha almeno una testata), altre sono, almeno dichiaratamente, apolitiche. Le testate politcizzate raccontano, in molti casi, una verità relativa dei fatti, cioè una verità più consona allo schieramento politico di cui sono rappresentative. Quindi gli utenti di queste sono (più o meno) consapevoli che l'informazione trattata è di parte, e quindi, per questi casi, non si pone il problema. La questione sorge quando le testate c.d. apolitiche che hanno un notevole bacino d'utenza (in primis i telegiornali) non cercano di raccontare la verità assoluta dei fatti (che sarebbe loro auspicabile) ma una verità relativa più consona alle esigenze di uno schieramento politico, magari omettendo informazioni di importanza rilevante. Questo è quello che in Italia mi sembra stia prendendo forma in misura sempre più rilevante. Riconosco che questa forma di trattamento delle informazioni è probabilmente sempre stata attuata, ma sicuramente non in misura preponderante come oggi.

In riferimento a quanto detto sopra, fornisco alcuni esempi:
Come primo esempio, cito di una organizzazione non governativa indipendente, Freedom House  (
http://www.freedomhouse.org/), ente che opera a livello internazionale e che si propone come scopo lo sviluppo della libertà in ogni suo momento, sintetizza la libertà di informazione in Italia come "Partly Free" (parzialmente libera), dichiarando, in breve, che c'è una notevole concentrazione dei media nelle mani di un unica proprietà, diversamente dagli standard europei. (link http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=251&year=2009).

Propongo, inoltre, un articolo pubblicato da Demos.it (link
http://www.demos.it/a00017.php) che parla di uno studio sugli italiani e l'informazione. Ebbene, secondo il sondaggio effettuato, il fatto che Berlusconi controlli Mediaset danneggia la libertà di informazione e condiziona l'andamento della politica, rispettivamente, per il 52% e il 55,2% degli intervistati. Quindi oltre la metà degli italiani pensa che la detenzione di un così importante gruppo dell'informazione possa nuocere alla libertà di informazione e, secondo il ragionamento fatto in precedenza, ne discende che anche la democrazia possa esserne nuociuta da questo.
Nota interessante: alla fine di quest'ultimo articolo si può vedere che l'intero documento dello studio si può trovare sul sito dell'Agcom...

Pubblicato il 13/3/2010 alle 0.0 nella rubrica Miscellanea.

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