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dirottasuitalia Diario di un viaggio di sola andata con destinazione il "Belpaese" italico: elogi e contraddizioni nell'Italia di ieri, di oggi e di... domani
L'ultimo volo di Icaro: Lauro De Bosis, un eroe dell'antifascismo
post pubblicato in Storia, il 21 marzo 2010

Oggi desidero raccontare brevemente la vita di un personaggio storico che non è noto ai più, ma è al fianco di altri importanti esponenti nella lotta alla dittatura fascista. Quest'uomo si chiamava Lauro De Bosis.

De Bosis nacque a Roma nel 1901. Di famiglia agiata, suo padre era direttore della rivista Il Convito, mentre sua madre era americana. Si laureò in chimica e successivamente tenne una serie di conferenze sulla situazione politica, storica e letteraria italiana negli Stati Uniti. Sempre in America egli insegnò lingua e letteratura italiana presso l'università di Harvard. Egli compose la poesia "Icaro", premio olimpico di poesia ad Amsterdam nel 1928.

Sin dalla marcia su Roma nel 1922, egli si dichiarò sempre contrario ai metodi della dittatura fascista e alla  propaganda che gli uomini di Mussolini facevano per il dittatore.

Tornato in Italia dall'America, si dedicò al lavoro di propaganda clandestina attraverso una associazione da lui fondata, Alleanza Nazionale (sic). Questa propugnava la collaborazione fra le forze liberali cattoliche e moderate, al fine di indurre Monarchia e Chiesa a rompere con il fascismo.
Successivamente, mentre stava partendo per gli Stati Uniti, De Bosis fu avvertito da un amico che i suoi collaboratori, sua madre e tre suoi familiari erano stati arrestati dal regime. Superato l'iniziale sconforto, si stabilì in Francia e, spinto da un preciso dovere morale e politico, decise di compiere un gesto che doveva rimanere come simbolo della lotta in difesa della libertà: il volo su Roma. Egli, per questo, si ispirò alle imprese di Bassanesi su Milano e, ancor prima, di D'Annunzio su Vienna.

De Bosis sapeva bene che il progetto era assai rischioso, e non senza difficoltà, riuscì a trovare dei finanziatori per acquistare un velivolo di seconda mano.
Un primo tentativo fallì alla partenza, in Corsica, e quindi il progetto oltre a non essere portato a termine, non fu più segreto. Riuscì miracolosamente e con grande forza di volontà ad acquistare, sotto falso nome, un secondo aeroplano in Germania, che chiamò "Pegaso".

Il 3 ottobre 1931, con sola metà del serbatoio riempito e con sole sette ore di volo all'attivo, partì da Marsiglia a bordo del suo velivolo con 400.000 volantini dell'Alleanza Nazionale diretto su Roma. Arrivato dopo il tramonto, rilasciò i manifestini sulle maggiori piazze della città capitolina, raccolti dai cittadini incuriositi. Dopo mezz'ora lascio la città in direzione isola d'Elba, ma il carburante non fu sufficiente per raggiungere la meta e, come l'Icaro dei suoi versi, precipitò in mare. La Regia Aeronautica, allertata in ritardo, vanamente lo cercò a lungo.

Rimane di lui un ricordo indissolubile fra coloro che furono partecipi alla lotta contro la dittatura fascista. De Bosis comprese - a differenza di molti - che non bisognava aspettare una comoda "resistenza", ma agire.

Nella sua "Storia della mia morte", racconto scritto la notte prima del volo, quando già sapeva di dover morire non già per la prontezza della "caccia  di Mussolini al suo minuscolo aereo, ma perché i serbatoi, per non insospettire i testimoni, erano stati riempiti per un tragitto più breve, da Marsiglia a Barcellona". De Bosis si diceva convinto che «[...]
il fascismo non cadrà se prima non si troveranno una ventina di giovani che sacrifichino la loro vita per spronare l'animo degli Italiani.
Mentre, durante il Risorgimento, i giovani pronti a dar la vita si contavano a migliaia, oggi ce ne sono assai pochi. Non è che il coraggio e la fede siano in loro minori che nei loro padri. Gli è piuttosto che nessuno prende il fascismo sul serio.
Tutti, cominciando dagli stessi capi, si aspettano una fine prossima, e sembra sproporzionato dar la vita per far finire una cosa che crollerà da sé. E' un errore. Bisogna morire. Spero che, dopo me, molti altri seguiranno, e riusciranno infine a scuotere l'opinione pubblica
».



Links:

"Storia della mia morte" - Ebook in formato pdf

Video di Youtube su Lauro De Bosis

Com'è la libertà di informazione in Italia?
post pubblicato in Miscellanea, il 13 marzo 2010


Il primo tema che intendo affrontare in questo blog riguarda la la libertà di informazione. Il motivo di tale scelta proviene dalle ultime rivelazioni de "Il Fatto Quotidiano", che trattano delle intercettazioni fra il nostro "caro" Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Augusto Minzolini (direttore del TG1) e il commissario dell'Agcom (l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che tutela i consumatori nel settore delle telecomunicazioni, vedi link) Giancarlo Innocenzi. Queste riguardano le presunte pressioni che Berlusconi esercita nei confronti di Innocenzi per far chiudere «Annozero [condotto da Michele Santoro] e altri pollai» dai palinsesti Rai. Pressioni che vengono esercitate anche nei confronti di Minzolini per le vicende di David Mills e Gaspare Spatuzza, ampiamente trattate da Santoro. Per la cronaca, Mills è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza a favore di Berlusconi (nel processo All Iberian) e successivamente prescritto in Cassazione per decorrenza dei termini previsti. Il secondo è un pentito di mafia che ha deposto dichiarazioni in merito ai rapporti fra mafia e la nascita del partito Forza Italia [nel 1993]. A riguardo il TG1 dichiara, infatti, che Mills è stato assolto (e non prescritto) e Spatuzza "dice balle".

Ecco i link degli articoli, pubblicati oggi sul blog "Antefatto":
Il commissario-garante che disse: "Il Capo vuole una spallata"
Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero"

Chiusa questa lunga parentesi iniziale, comincio a trattare la questione principale:
 
Com'è la libertà di informazione in Italia?

La Costituzione, all'articolo 21, dice espressamente:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure [...]"

Quindi la Costituzione tutela ampiamente la libertà di espressione e dice che la stampa non può essere autorizzata (quindi non può esistere un soggetto sovraordinato che ne dia autorizzazione all'esercizio) o censurata.

In generale, si può dire che la verità dei fatti è sottoposta a "filtri" (l'individuo che assiste ad un qualsiasi evento elabora nella propria mente ciò che è accaduto o, se non ne ha assistito, può arrivare a delle conclusione attraverso prove certe. Egli può raccontare questi eventi ad altre persone attraverso le parole).
Proprio perchè la stampa racconta gli avvenimenti più importanti ad un pubblico diffuso, che ha il diritto ad esserne a conoscenza e può venirne a conoscenza solo attraverso la stampa, si perviene che questi siano esposti in maniera veritiera e corretta e diffusi attraverso i canali propri dell'informazione. L'informazione "filtrata" dalla stampa, consente al pubblico di formarsi un'opinione sui fatti.
Si può concludere, quindi, che la stampa ha un enorme potere nei confronti del pubblico e, poichè ha questo potere, deve essere libera di poter svolgere la propria attività.

La libertà di informazione è uno dei capisaldi della democrazia, e consente agli individui di poter formare i pensieri e le opinioni in maniera libera e corretta.
Qualora mancassero solo alcuni dei presupposti precedentemente trattati, l'intero sistema democratico sarebbe gravemente compromesso. Questa libertà, allora, deve essere tutelata sotto ogni forma.

Poste queste premesse e se le esternazione de Il Fatto sono veritiere, posso affermare che in Italia stiamo assistendo ad una grave forma di trattamento delle informazioni, soprattutto in chiave politica
In Italia, esiste una moltitudine di testate giornalistiche. Alcune sono politicizzate (ogni espressione politica ha almeno una testata), altre sono, almeno dichiaratamente, apolitiche. Le testate politcizzate raccontano, in molti casi, una verità relativa dei fatti, cioè una verità più consona allo schieramento politico di cui sono rappresentative. Quindi gli utenti di queste sono (più o meno) consapevoli che l'informazione trattata è di parte, e quindi, per questi casi, non si pone il problema. La questione sorge quando le testate c.d. apolitiche che hanno un notevole bacino d'utenza (in primis i telegiornali) non cercano di raccontare la verità assoluta dei fatti (che sarebbe loro auspicabile) ma una verità relativa più consona alle esigenze di uno schieramento politico, magari omettendo informazioni di importanza rilevante. Questo è quello che in Italia mi sembra stia prendendo forma in misura sempre più rilevante. Riconosco che questa forma di trattamento delle informazioni è probabilmente sempre stata attuata, ma sicuramente non in misura preponderante come oggi.

In riferimento a quanto detto sopra, fornisco alcuni esempi:
Come primo esempio, cito di una organizzazione non governativa indipendente, Freedom House  (
http://www.freedomhouse.org/), ente che opera a livello internazionale e che si propone come scopo lo sviluppo della libertà in ogni suo momento, sintetizza la libertà di informazione in Italia come "Partly Free" (parzialmente libera), dichiarando, in breve, che c'è una notevole concentrazione dei media nelle mani di un unica proprietà, diversamente dagli standard europei. (link http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=251&year=2009).

Propongo, inoltre, un articolo pubblicato da Demos.it (link
http://www.demos.it/a00017.php) che parla di uno studio sugli italiani e l'informazione. Ebbene, secondo il sondaggio effettuato, il fatto che Berlusconi controlli Mediaset danneggia la libertà di informazione e condiziona l'andamento della politica, rispettivamente, per il 52% e il 55,2% degli intervistati. Quindi oltre la metà degli italiani pensa che la detenzione di un così importante gruppo dell'informazione possa nuocere alla libertà di informazione e, secondo il ragionamento fatto in precedenza, ne discende che anche la democrazia possa esserne nuociuta da questo.
Nota interessante: alla fine di quest'ultimo articolo si può vedere che l'intero documento dello studio si può trovare sul sito dell'Agcom...

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