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dirottasuitalia Diario di un viaggio di sola andata con destinazione il "Belpaese" italico: elogi e contraddizioni nell'Italia di ieri, di oggi e di... domani
Raiperunanotte: la faremo fuori dal vaso!
post pubblicato in Televisione, il 28 marzo 2010



Giovedì 25 marzo alle ore 21.00 si è tenuto al PalaDozza di Bologna l'evento Raiperunanotte, show basato sul format Annozero, condotto da Michele Santoro.

Il fattore di novità rappresenta la messa in onda sia su canali telematici via streaming, su sito dedicato 
http://live.raiperunanotte.it/ e altri quali repubblica.it, Fastweb, Stream, corriere.it; sia su canali digitali quali Repubblica TV, YouDem, Current, Rainews 24, Sky TG24 e altre emittenti locali. Santoro dichiara che è stato un "evento di portata storica", il quinto nel mondo ed il più grande in Europa, dove si sono raggiunti picchi del 12-13% di share secondo i dati Auditel. Meno entusiasmanti i dati Rai, che parla di 2,03%, ma che non tiene conto dei dati streaming.


L'aria di "rivolta" aleggia già da alcuni giorni prima l'evento. Spiega Santoro «Rai per una notte è soprattutto una serata per gli abbonati della tv pubblica. E’ il loro primo sciopero, la loro richiesta di essere informati sempre, da tutte le voci. In questo senso Berlusconi ha già perso». Proprio il Cavaliere e il suo agire di concerto con Innocenzi (membro Agcom) e Masi (membro del Cda Rai) affinchè i "pollai pagati con i soldi pubblici" (Annozero, Ballarò, ...) fossero chiusi, sembra, a buona ragione, la causa di tutto ciò.

Presenti in un'arena gremita di spettatori, c'erano numerosi personaggi, a partire da giornalisti televisivi e non, come Giovanni Floris (Ballarò), Gad Lerner (L'Infedele), Sandro Ruotolo (Annozero), Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano), Riccardo Iacona (Presa Diretta), Norma Rangeri (Il Manifesto), Loris Mazzetti (collaboratore di Enzo Biagi, sotto "filo spinato" per essere stato sospeso dieci giorni dalla Rai per gli articoli apparsi sul Fatto Quotidiano), ma anche i cantanti Morgan, Antonello Venditti, Elio e Teresa De Sio, il maestro Nicola Piovani, i comici Antonio Cornacchione e Daniele Luttazzi, il vignettista Vauro. Altri hanno partecipato indirettamente con un video-intervista, come la conduttrice di Report Milena Gabanelli, il regista Mario Monicelli, il professor Gillo Dorfles, Emilio Fede (sic), il comico Maurizio Crozza, il Trio Medusa ed, infine, Roberto Benigni.

Lo spettacolo non disdegna critiche nei confronti della Rai, di Berlusconi, di Minzolini, di Masi, di Innocenzi; in poche parole si critica il trattamento dell'informazione in Italia.

Lo spettacolo inizia con un video su Mussolini che incita la folla. Subito gli viene accostato un parallelo con Berlusconi ed il suo intervento alla manifestazione di Roma del PdL, L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio del 20 marzo, dove un "infiltrato" raccoglie le "testimonianze" dei manifestanti. Santoro, in diretta, si appella al Presidente Napolitano, spiegando che non siamo di fronte al fascismo, ma le modalità con cui viene perpetuata la "democrazia" italiana, lo ricorda per alcuni aspetti, soprattutto per quanto riguarda il tema del conflitto di interessi. Continua dicendo «è un delitto di enorme gravità quando si registra un’interferenza diretta della politica sulla libertà d’informazione».

Da segnalarsi gli interventi di Monicelli, che spiega che in Italia servirebbe una "rivoluzione", di Dorfles che parla di "democrazia viziata", di Lerner che dice che "la censura crea sempre il suo antidoto", di Elio che canta la Parodia di Italia amore mio, del "Trio degli orrori", le gag di Cornacchione, Crozza, del Trio Medusa e Benigni, di Fede che dice che Berlusconi "non ha mai avuto intenzione di chiudere Annozero".
 
Daniele Luttazzi esprime, con toni satirico-osè, come sia il rapporto Berlusconi-italiani e, con una alquanto "dettagliata" spiegazione, ci dice che questo è paragonabile ad un rapporto sessuale anale, articolabile in tre fasi. Secondo lui ci troviamo nella «terza fase» del rapporto, cioè «l'orgasmo da sottomissione».
Continua poi con «L'uso che Minzolini... come si chiama quell'altro? Masi... no, ma quell'altro... Berlusconi hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso cri-mi-no-so.» e aggiunge compiaciuto «Erano otto anni che aspettavo di dirlo.».

Infine, si registra il "giuramento" da parte dei presenti, parodia di quello dei candidati Governatori nelle mani di Berlusconi, sempre alla manifestazione di Roma:
"Giuro solennemente, che ora e per sempre, la faremo fuori dal vaso!"


Com'è la libertà di informazione in Italia?
post pubblicato in Miscellanea, il 13 marzo 2010


Il primo tema che intendo affrontare in questo blog riguarda la la libertà di informazione. Il motivo di tale scelta proviene dalle ultime rivelazioni de "Il Fatto Quotidiano", che trattano delle intercettazioni fra il nostro "caro" Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Augusto Minzolini (direttore del TG1) e il commissario dell'Agcom (l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che tutela i consumatori nel settore delle telecomunicazioni, vedi link) Giancarlo Innocenzi. Queste riguardano le presunte pressioni che Berlusconi esercita nei confronti di Innocenzi per far chiudere «Annozero [condotto da Michele Santoro] e altri pollai» dai palinsesti Rai. Pressioni che vengono esercitate anche nei confronti di Minzolini per le vicende di David Mills e Gaspare Spatuzza, ampiamente trattate da Santoro. Per la cronaca, Mills è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza a favore di Berlusconi (nel processo All Iberian) e successivamente prescritto in Cassazione per decorrenza dei termini previsti. Il secondo è un pentito di mafia che ha deposto dichiarazioni in merito ai rapporti fra mafia e la nascita del partito Forza Italia [nel 1993]. A riguardo il TG1 dichiara, infatti, che Mills è stato assolto (e non prescritto) e Spatuzza "dice balle".

Ecco i link degli articoli, pubblicati oggi sul blog "Antefatto":
Il commissario-garante che disse: "Il Capo vuole una spallata"
Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero"

Chiusa questa lunga parentesi iniziale, comincio a trattare la questione principale:
 
Com'è la libertà di informazione in Italia?

La Costituzione, all'articolo 21, dice espressamente:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure [...]"

Quindi la Costituzione tutela ampiamente la libertà di espressione e dice che la stampa non può essere autorizzata (quindi non può esistere un soggetto sovraordinato che ne dia autorizzazione all'esercizio) o censurata.

In generale, si può dire che la verità dei fatti è sottoposta a "filtri" (l'individuo che assiste ad un qualsiasi evento elabora nella propria mente ciò che è accaduto o, se non ne ha assistito, può arrivare a delle conclusione attraverso prove certe. Egli può raccontare questi eventi ad altre persone attraverso le parole).
Proprio perchè la stampa racconta gli avvenimenti più importanti ad un pubblico diffuso, che ha il diritto ad esserne a conoscenza e può venirne a conoscenza solo attraverso la stampa, si perviene che questi siano esposti in maniera veritiera e corretta e diffusi attraverso i canali propri dell'informazione. L'informazione "filtrata" dalla stampa, consente al pubblico di formarsi un'opinione sui fatti.
Si può concludere, quindi, che la stampa ha un enorme potere nei confronti del pubblico e, poichè ha questo potere, deve essere libera di poter svolgere la propria attività.

La libertà di informazione è uno dei capisaldi della democrazia, e consente agli individui di poter formare i pensieri e le opinioni in maniera libera e corretta.
Qualora mancassero solo alcuni dei presupposti precedentemente trattati, l'intero sistema democratico sarebbe gravemente compromesso. Questa libertà, allora, deve essere tutelata sotto ogni forma.

Poste queste premesse e se le esternazione de Il Fatto sono veritiere, posso affermare che in Italia stiamo assistendo ad una grave forma di trattamento delle informazioni, soprattutto in chiave politica
In Italia, esiste una moltitudine di testate giornalistiche. Alcune sono politicizzate (ogni espressione politica ha almeno una testata), altre sono, almeno dichiaratamente, apolitiche. Le testate politcizzate raccontano, in molti casi, una verità relativa dei fatti, cioè una verità più consona allo schieramento politico di cui sono rappresentative. Quindi gli utenti di queste sono (più o meno) consapevoli che l'informazione trattata è di parte, e quindi, per questi casi, non si pone il problema. La questione sorge quando le testate c.d. apolitiche che hanno un notevole bacino d'utenza (in primis i telegiornali) non cercano di raccontare la verità assoluta dei fatti (che sarebbe loro auspicabile) ma una verità relativa più consona alle esigenze di uno schieramento politico, magari omettendo informazioni di importanza rilevante. Questo è quello che in Italia mi sembra stia prendendo forma in misura sempre più rilevante. Riconosco che questa forma di trattamento delle informazioni è probabilmente sempre stata attuata, ma sicuramente non in misura preponderante come oggi.

In riferimento a quanto detto sopra, fornisco alcuni esempi:
Come primo esempio, cito di una organizzazione non governativa indipendente, Freedom House  (
http://www.freedomhouse.org/), ente che opera a livello internazionale e che si propone come scopo lo sviluppo della libertà in ogni suo momento, sintetizza la libertà di informazione in Italia come "Partly Free" (parzialmente libera), dichiarando, in breve, che c'è una notevole concentrazione dei media nelle mani di un unica proprietà, diversamente dagli standard europei. (link http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=251&year=2009).

Propongo, inoltre, un articolo pubblicato da Demos.it (link
http://www.demos.it/a00017.php) che parla di uno studio sugli italiani e l'informazione. Ebbene, secondo il sondaggio effettuato, il fatto che Berlusconi controlli Mediaset danneggia la libertà di informazione e condiziona l'andamento della politica, rispettivamente, per il 52% e il 55,2% degli intervistati. Quindi oltre la metà degli italiani pensa che la detenzione di un così importante gruppo dell'informazione possa nuocere alla libertà di informazione e, secondo il ragionamento fatto in precedenza, ne discende che anche la democrazia possa esserne nuociuta da questo.
Nota interessante: alla fine di quest'ultimo articolo si può vedere che l'intero documento dello studio si può trovare sul sito dell'Agcom...

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